Recensione di Eredità, Vigdis Hjorth.

Eredità.

Quando la famiglia diventa un ostacolo insormontabile.


di The Secret Bookreader


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Eredità, V. Hjorth, Fazi editore. euro 18,50

Mi sono imbattuto in questo romanzo per caso, qualche mese fa. Era estate. Sfogliando tra tante recensioni… ho giudicato il libro dalla sua copertina: un cielo azzurro, due casette rosse a strapiombo sul mare… insomma, un bel quadretto nordico sereno, di quelli che a me piacciono davvero tanto. Mi sono lasciato influenzare e l’ho comprato! Sinceramente devo ammettere che la storia che mi ero immaginato di leggere doveva apparirmi tranquilla e rilassante tanto quanto quel bel quadretto in copertina. Beh, in realtà, devo dire che questo romanzo di tranquillo ha poco e quasi niente. Volete sapere il perché? Continuate a leggere questa recensione.


“Ogni cosa è connessa alle altre. Per chi si muove con le orecchie tese allo scopo di capire, nessuna frase risulta innocente”.

LA TRAMA

La trama del romanzo è presto detta: due casette a strapiombo sul mare a Hvaler, località norvegese. I proprietari di queste due meraviglie sono due genitori, gli eredi sono i quattro figli della coppia: Astrid, Asa, Bergljot e Bard. Nulla da dire, insomma, una classica vicenda familiare, un’eredità da spartire, una storia come tante altre, se non fosse che stranamente le case andranno in eredità solo alle due figlie minori: Astrid e Asa. Bergljot e Bard sono tagliati fuori: a loro spetterà solamente un compenso pari alla minore stima di vendita delle due case al mare.  Cosa ha portato i due genitori a sentenziare una scelta così discriminatoria? Perché i due fratelli maggiori vengono tagliati fuori? Eredità è la dimostrazione che molto spesso il ritratto perfetto di una famiglia per bene cela dietro di sé profonde crepe, fratture irreparabili, labili, invisibili all’esterno.

UN RACCONTO ONIRICO NEL QUALE I SEGRETI VENGONO SVELATI POCO ALLA VOLTA, COME IN UN DRAMMA DI IBSEN.

L’intero romanzo è un vero e proprio flusso di coscienza, pieno di flashback, di ricordi, di frammenti di infanzia che si ripresentano quasi all’improvviso, sempre più insistenti sul finale. Bergljot non vuole riallacciare i rapporti ormai perduti con i propri genitori, e con le sorelle minori, al pari di Bard. L’impressionante maestria di Hjorth, fa sì che la suspence sia costante fino all’ultima pagina, fin quando i nodi non vengono sciolti e fin quando non comprendiamo qual è il vero destino ultimo di questa vicenda. Bergljot ha paura del suo passato, che ritorna incostante negli incubi e non fa altro che ripresentarsi, infimo. A Bergljot non rimane soltanto che una scelta: perire o vivere.

Cosa ne penso?

Devo dire che questo romanzo mi ha conquistato fino in fondo: desideravano sempre più sapere cosa accadeva pagina dopo pagina. Ho apprezzato l’interesse per l’introspezione psicologica, i continui rimandi alla letteratura psicoanalitica, a Freud, ai drammi di Ibsen (o comunque alla letteratura norvegese in genere, che io ammiro tanto). Se mi chiedete se è un romanzo che io consiglio, risponderò affermativamente: lo consiglio vivamente, però vi sono delle precauzioni da non tralasciare. E’ un romanzo molto forte, una vera e propria esperienza molto particolare e intima, particolarmente descritta e riflettuta: è dunque una narrazione che non sarà adatta a tutti per le tematiche e soprattutto bisogna tenere conto che sarebbe preferibile leggerlo in un periodo perlopiù sereno, in quanto non è una lettura discorsiva e di intrattenimento. Per fare una summa complessiva, il mio parere è assolutamente positivo, spero di poter leggere presto un altro romanzo dell’autrice.

Lascio a voi la parola! Che ne pensate di Eredità? Il vostro mood vi permette in questo momento di dargli una chance?

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