Recensione di Va tutto bene, signor Field, Katharine Kilalea.

Il signor Field, storia di un pianista pensieroso.

Una storia tutta da raccontare tra musica e profonde riflessioni.


di The Secret Bookreader

Va tutto bene, signor Field, di Katharine Kilalea, Fazi editore, € 18.

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi propongo la recensione di un romanzo breve che ho letto questa settimana: Va tutto bene, signor Field, opera d’esordio della giovane scrittrice sudafricana Katharine Kilalea. A ben pensarci questo libro dovrebbe essere l’ultimo di quella infinita sequela di testi che ho acquistato questa estate. Dopo quasi cinque anni di stop, infatti, ho ridato vita alla mia libreria comprando libri su libri. Alcuni sono stati la scoperta dell’anno (parlo di Stoner, che ricordi!) altri ancora sono romanzi su cui è meglio tacere: e poi, a metà, si collocano dei romanzi intermedi, di passaggio per così dire, proprio come questo di cui oggi vi parlo. Bando alle ciance, se vuoi sapere di più su questo romanzo, continua a leggere l’articolo!

LA TRAMA

Il signor Field è un pianista ormai in decadenza che a seguito di un incidente ferroviario vede la sua carriera artistica degradarsi bruscamente fino a diventare totalmente nulla, costringendolo ad una vita soporifera, in solitaria. Con il denaro del risarcimento egli decide di acquistare una villa (una copia esatta di Villa Savoye a Le Corbusier) a Città del Capo in Sudafrica assieme alla moglie Mim, la quale non presta moltissime attenzioni al marito. E così le giornate del signor Field trascorrono nella solitudine, nell’ozio, tra la volontà di riemerge e l’impossibilità di poterlo fare. A causa dei danni riportati alla mano egli non può più neanche suonare le note del suo caro Chopin come un tempo. E così la malinconia irrequieta del protagonista si fa strada tra profonde riflessioni sulla sua vita avviata alla rovina e fra il ricordo ormai lontano di quella precedente all’insegna di soavi cadenze musicali. Inizia così l’introspezione psicologica di Field, scandita dall’incalzante dialogo interiore con Hannah Kallenbach, vedova dell’architetto che ha costruito la villa nella quale vive il protagonista. La voce della Kallenbach diviene così una presenza fissa nella seconda parte del romanzo e non fa altro che alimentare il divario interiore del signor Field stremato dalla sua innata volontà di potenza, da un desiderio di ritorno alla vecchia emotività che lo caratterizzava. Per il signor Field la voce di Hannah Kallenbach che risuona nella sua testa non è più sufficiente e così, giorno dopo giorno, decide di andare sotto casa della donna, appostandosi quotidianamente e spiandola. Le sue giornate sono ormai scandite dalla fervente attesa di poter vedere la fonte del suo desiderio e così l’evento giornaliero diviene un costante elemento vitale e passionale per lui. Come si conclude questa vicenda? Meglio non dire altro, lascio a voi scoprirlo.

Cosa ne penso?

Devo dire che questa lettura mi ha lasciato parecchio perplesso. Non credo di averla apprezzata fino in fondo, per quanto la sua brevità consentisse. Non credo piuttosto che fosse adatta del tutto a me. Definirei il romanzo, che in parte ho apprezzato, un piacevole e breve intrattenimento, una lettura che collocherei e consiglierei tra due libri sostanziosi per mole e contenuto. Il romanzo assolutamente non pecca di qualità ma a mio avviso non è in grado di suscitare profonde emozioni e men che meno suspence ed attesa. E’ un romanzo che rispecchia appieno l’animo del suo protagonista è per questo motivo la reputo un’esperienza del tutto personale, pacata, la rappresentazione musicale del divario tra quiete e dinamismo. Il punto di forza dell’opera è certamente il fil rouge della passata carriera musicale che si dipana per tutto il romanzo, tra i ricordi di infanzia nella casa dei genitori a lezione di pianoforte con la sua insegnante russa alle esibizioni in pubblico e il successo e infine alla consapevolezza del declino e del fatto che, a causa della mano destra, non potrà più dare la giusta cadenza alla musica del suo mentore per eccellenza: Chopin. Un romanzo a metà dunque, come a metà è la mia opinione su di esso. Mi è piaciuto? Sì. Lo consiglierei? Sì. Spenderei altro denaro per acquistarlo? No.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! Continuate a seguirmi su Instagram e sul Blog, ci sono tantissime novità in arrivo per voi. A presto!

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