Recensione Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton

Una caccia all’assassino dai risvolti sorprendenti.

Cosa si nasconde dietro l’inquietante dimora di Blackheath?


di The Secret Bookreader

Le sette morti di Evelyn Hardcastle, di Stuart Turton, Neri Pozza editore, € 18.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle è stata per me una delle uniche e rare letture di gialli da quando ne abbia memoria. È un genere che a me non piace molto, non amo particolarmente le storie fitte di personaggi, di risvolti, di indizi e piste da seguire per risolvere i misteri. Eppure questo romanzo mi ha colpito per una peculiarità: avevo già capito che non era un classico romanzo giallo come tanti, che sotto la narrazione vi fosse un qualcosa in più e che il mistero dell’assassinio non fosse l’unico enigma da risolvere. Le sette morti di Evelyn Hardcastle, esordio dell’autore inglese Stuart Turton, è un romanzo che ha tanto da raccontare, da tirar fuori, ma ciò che vuole comunicare bisogna ricercarlo accuratamente nascosto fra le righe. Se anche tu vuoi scoprire di più su questo romanzo, continua a leggere l’articolo!

Non sempre la vita ci permette di scegliere l’esistenza che preferiamo.

S. Turton

LA TRAMA

In un periodo storico non precisato, forse nei primi anni del novecento (è difficile dirlo con certezza perchè manca qualunque connotazione cronologica), in una villa di campagna inglese, la dimora di Blackheat, la famiglia Hardcastle è pronta ad accogliere gli invitati al ballo che ha indetto in onore della figlia Evelyn e in memoria del figlio Thomas Hardcastle, ucciso nel giardino della loro dimora diciannove anni prima, in occasione di una festa in maschera. E così, a circa vent’anni dalla morte del figlio, i genitori del giovane Hardcastle indicono un ricevimento che vede come protagonisti gli stessi identici invitati di un tempo. Il ballo nella dimora Hardcastle sembra procedere senza alcun intoppo, se non fosse che un macabro deja-vù occorre in maniera terrificante come vent’anni prima e questa volta la vittima è proprio Evelyn Hardcastle, che viene vista morire proprio alle undici esatte, nel momento in cui gli invitati assistono ad uno straordinario spettacolo di fuochi d’artificio, il quale distoglie in gran parte l’attenzione dal delitto. Fuori dalla dimora di Blackheath intanto, negli immensi acri di foresta che la circondano, un uomo vaga per il bosco: è stravolto, smarrito, ha la morte in faccia, ma l’aspetto più inquietante è che non conosce la propria identità. L’uomo giunge a Blackheath per chiedere aiuto ma nessuno sembra disposto ad aiutarlo. E così misteriosamente dal mattino seguente è costretto a rivivere la stessa identica giornata reincarnandosi in ben otto personalità differenti di personaggi che risiedono presso Blackheath e altrettanto misteriosamente la giovane Evelyn Hardcastle viene nuovamente uccisa ogni sera alle undici esatte. La trama del romanzo si articola in maniera davvero incalzante presentando una serie di intrighi, di misteri, di domande irrisolte e di dubbi. A Blackheath nulla è come sembra, tutti gli invitati sembrano non essere al corrente della situazione ma allo stesso tempo fingono, sono attori di una orrenda messa in scena apparentemente senza fine. E così questo giallo scorre via sempre più movimentato: la conclusione del romanzo è inaspettata e rievoca a detta di molti Black Mirror, una serie di fantascienza distopica nota per i suoi finali sorprendenti. Non voglio anticipare nient’altro sulla trama, lascio a voi il piacere della scoperta di questa trama davvero interessante!

Cosa ne penso?

Quando si parla de Le sette morti di Evelyn Hardcastle certamente non si parla di un giallo come tanti altri, per diverse ragioni. Prima di tutto appare evidente che nel romanzo in questione le caratteristiche del giallo fanno da sfondo ad una trama ben più ampia, caratterizzata da un ulteriore mistero di fondo che in parte non viene neanche risolto, a causa dell’ambientazione e delle coordinate cronologiche mancanti. Notevoli sono le ambientazioni d’epoca, ampiamente descritte, la descrizione delle usanze della dimora, delle decorazioni delle sale, degli abiti dei personaggi, il tutto in stile vittoriano: si tratta, notiamo bene, delle uniche connotazioni del romanzo poiché del resto non si sa praticamente nulla. È un romanzo sicuramente impegnativo nel quale l’incastro di personaggi ed eventi a volte risulta eccessivamente complesso ma allo stesso tempo suscita una curiosità tale da voler leggere immediatamente i capitoli successivi. Il romanzo a mio avviso non presenta una conclusione certa e definitiva. Il mistero dell’assassinio viene risolto, comprendiamo chi vi sia dietro e quale sia il movente: peccato però che dietro tutto ciò vi sia un enigma enormemente più importante e significativo, e sto parlando della genesi di Blackheath. Senza rivelare nulla sulla funzione e su cosa si nasconda dietro questa dimora, mi limito a dire che la questione più importante venga trascurata e risolta in poche pagine. È una scelta molto particolare quella di non voler spiegare fino in fondo cosa ci sia dietro Blackheath poiché in questo modo l’autore lascia spazio all’immaginazione: il lettore non sa cosa ci sia dietro, non viene minimamente svelato, se non in brevi passi di alcune righe: dunque cerca di immaginarlo e ciò allo stesso tempo risulta ancor più inquietante. Sarà stato un vuoto di trama o una scelta strategica dell’autore omettere delle parti sostanziali? Non possiamo comprendere la genesi di questo posto così lontano dalla realtà, così misterioso e non possiamo spiegarla, va oltre le nostre potenzialità. Resta da chiedersi se questa scelta sia azzeccata o meno. Il finale de Le sette morti soddisfa in parte: da una lato, mi ha deluso la scelta di una conclusione sospesa, a metà, ma da appassionato di Black Mirror affermo che un finale irrisolto o risolto in parte potrebbe anche andare; dall’altro lato la risoluzione dell’enigma e la scoperta dell’assassino soddisfano le aspettative da romanzo giallo alla maniera di Agatha Christie. Nell’insieme Le Sette morti di Evelyn Hardcastle è un romanzo che ho apprezzato, seppur con qualche riserva a causa delle scelte volute da Turton. Devo dire che lasciare i personaggi che mi hanno accompagnato nelle serate di lettura mi è alquanto dispiaciuto. Vale la pena sperare per un seguito o dovrò arrendermi al fatto che non ci sarà? Vedremo! Adesso è tempo di nuove letture, per un po’ di tempo farò a meno dei gialli…

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto. The Secret Bookreader vi augura buone feste! A presto con tante altre novità qui sul Blog e su Instagram.

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