Recensione La felicità degli altri, Carmen Pellegrino

«Questa è la storia di un’anastilosi»

Un romanzo che getta luce sulla storia vitale di un’anima errante, offuscata dai fantasmi del passato.


di The Secret Bookreader

La felicità degli altri, di C. Pellegrino, La nave di Teseo, € 18

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parliamo di un libro davvero sorprendente, immenso. Si tratta de La felicità degli altri di Carmen Pellegrino, romanzo che recentemente ha ottenuto una candidatura al Premio Strega 2021 e per questo motivo siamo davvero felici di parlarvene. Se dunque volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire.

TRAMA

L’incipit del romanzo ha sicuramente un intento programmatico: nelle prime righe si legge infatti: «questa è la storia di un’anastilosi, eseguita per gradi e con soprassalti improvvisi». Anastilosi è un termine che nell’ambito architettonico prefigura un lungo procedimento di ricostruzione di piccole parti di un bene andato in frantumi. Nel romanzo, in maniera metaforica, il processo di anastilosi interessa l’interiorità della protagonista Cloe, diminutivo di Clotilde. Cloe è una donna con un duro passato alle spalle: a seguito della prematura perdita del fratello minore Emmanuel, scaturita da pesanti tensioni familiari, intraprende una costante peregrinazione attraverso veri e propri «luoghi dell’anima». Trascorre la prima adolescenza nella casa dei timidi, una piccola comunità giovanile situata su una collina; un piccolo microcosmo amorevole, ricolmo delle cure dei due gestori: il Generale e Madame. Terminata la permanenza presso la casa dei timidi, al compimento della maggiore età, nella vita di Cloe si fanno largo anche le ombrose luci di Venezia, la città della formazione, nelle cui vie la protagonista è solita passeggiare con il Professor T., docente di Estetica dell’ombra. Nell’ottica del procedimento di anastilosi, l’intera vicenda è un lungo cammino di redenzione con il proprio passato familiare, pesantemente offuscato dalle ombre dei defunti che Cloe riesce a percepire e che puntualmente ritornano dalla realtà ultraterrena a far sentire la loro presenza eterea, portando alla luce rimorsi, pentimenti e profonde faglie interiori. E proprio da questo dolore irresoluto nasce il desiderio di voler ricomporre i pezzi di un’infanzia negata, solcata da una ferita ancora aperta: quella causata da Beatrice, la madre di Cloe, colpevole, a detta della figlia, della perdita del fratello Emmanuel.

[…] “Veda,” riprese, “io penso che l’idea che esista il tempo non sia che una superbia. Ci arroghiamo il diritto di sequenziare il semplice alternarsi del giorno e della notte in ore, minuti, istanti che fuggono sempre in avanti. Se possiamo fare questo, se possiamo perfino a correggere le stagioni, perché non potremmo mandarla indietro, ammesso che esista, questa diceria che chiamiamo tempo?” A quel punto s’interruppe e si alzò dalla sedia, due giri di sciarpa intorno al collo, una stirata con le mani all’impermeabile gualcito. Dopo aver accostato la sedia alla cattedra, prese borse e agenda e di nuovo mi guardò:

“Voleva dirmi qualcosa?”

“Sì, professore,” balbettai. “Ecco, vorrei chiederle cosa intende per luogo oscuro: lo nomina spesso nelle sue lezioni, sento che è un concetto che mi appartiene, ma non saprei oggettivarlo.”

Il romanzo di Carmen Pellegrino è un intenso crocevia di destini sapientemente intrecciati fra loro. È un racconto ricolmo di una sensibilità razionale che scandaglia diversi temi profondi: il tema dell’infanzia familiare negata, dell’abbandono, della rimembranza. Lo scopo del romanzo è quello di raccontare il tortuoso iter di chi ha saputo trarre virtù e beneficio dalle proprie tenebre e dalle proprie ombre, portando avanti un percorso di ricostruzione interiore. Un percorso scaturito dalla necessità di dover ricomporre i pezzi di un destino solcato da una perdita importante, da una giovinezza in gran parte negata, e un amore dissoltosi in maniera fugace. Il collante che tiene assieme il susseguirsi di vicende e memorie è sicuramente una scrittura estremamente vitale e potente, che scava nell’animo dei protagonisti e che mette a nudo agli occhi del lettore l’introspezione di un’anima errante, alla ricerca di un ordine in netto contrasto con il caos della perdizione. Il fil rouge dell’intero racconto è la presenza costante di richiami al sapere antico, che a ben vedere non si ripresenta come un austero retaggio, bensì come un monito carico di saggezza. La felicità degli altri è il resoconto di una vicenda interiore che trascende i limiti che intercorrono tra la realtà sensibile e il mondo ultraterreno: due mondi che presentano ambientazioni descritte in maniera minuziosa e che, nell’ottica del percorso di introspezione interiore, diventano il palcoscenico della sentimentalità della protagonista e dei tanti personaggi che costellano il romanzo. La felicità degli altri è un romanzo tagliente, da leggere tutto d’un fiato, un vero e proprio dramma antico multiforme rivisitato in chiave moderna.

Un ringraziamento all’Ufficio Stampa de La nave di Teseo per la copia del romanzo.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto. A presto con tantissime altre novità qui e sul Blog!

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: