Recensione Il gioco della notte, Camilla Läckberg

Fuggire dalla notte più oscura.

Quattro ragazzi, la festa, l’ebbrezza e un passato terribile che torna a far sentire la propria insistenza.


di The Secret Bookreader

Il gioco della notte, C. Läckberg, Einaudi Stile Libero Big, € 14

Bentornati sul blog, cari lettori. Il libro di cui vi parlo oggi è un’uscita recente targata Einaudi Stile Libero: si tratta de Il gioco della notte di Camilla Läckberg, la «maestra del crime svedese». Per me questo è stato il primo approccio all’autrice, spesso definita come una delle più importanti voci del giallo nordico europeo. Si è trattato di un romanzo particolare che, forse per la sua estrema brevitas, non mi ha convinto fino in fondo. Ciò non toglie che l’idea di fondo sia davvero particolare. In fin dei conti potrei definirlo un romanzo a metà, quindi… parliamone! Per saperne di più, continuate a leggere l’articolo.

TRAMA

Quattro ragazzi, la notte di Capodanno. La festa, l’ebbrezza, un gioco in cui la posta diventa sempre più alta. Camilla Läckberg scandaglia gli abissi dell’adolescenza e il luogo più oscuro e minaccioso che ci sia: la famiglia. Mentre fuochi cadono come paracaduti colorati e girandole luminose esplodono in cielo, Max, Liv, Anton e Martina festeggiano tra di loro la fine dell’anno. Ragazzi ricchi, belli, viziati per il mondo indossano una maschera impeccabile, dietro cui però nascondono odio e dolore. Il catering serve aragoste, caviale, champagne e i quattro attingono anche alle bottiglie da collezione che sono in cantina. Amoreggiano, fumano, spiano i genitori nella casa vicina. E iniziano a giocare. Dapprima Monopoli, poi Obbligo o Verità. E ben presto un passatempo un po’ malizioso deflagra nell’occasione per mettersi a nudo e liberarsi, finalmente, del peso della verità.

Cosa ne penso?

Il gioco della notte è un romanzo senza dubbio originale ma che presenta evidenti problemi di fondo. Si tratta di un gioco psicologico costruito in maniera estremamente incalzante: manca in primo luogo una caratterizzazione profonda dei personaggi che, in un target del genere, è assolutamente necessaria. L’intera trama ha uno sviluppo temporale di poche ore e non mancano i continui riferimenti alla sfera temporale del passato, anch’essa trattata in maniera scarna con brevissimi flashback che si trasmutano quasi in veri e propri lampi di luce esageratamente fugaci. La nota più sorprendente è il finale: la chiusura del romanzo è agghiacciante e quasi ai limiti dell’incredibile; si tratta (senza cadere nello spoiler) di un piano terribile orchestrato dai protagonisti: una decisione radicale presa in maniera davvero troppo affrettata. La loro scelta (che in breve consiste nell’intenzione di chiudere in maniera ultima, senza possibilità di appello con il loro agghiacciante passato), non è sostenuta da nessuna motivazione ed argomentazione e per tale ragione risulta poco credibile. In breve, l’intero romanzo pecca di brevitas: è un racconto fin troppo fugace che vede come protagonisti individui neutrali, quasi accennati introspettivamente e caratterialmente. Un romanzo a metà, freddo e cupo come lo è l’ambientazione: la gelida notte svedese. Per riassumere: il mio primo approccio con la scrittura di Camilla Läckberg è stato piuttosto insoddisfacente. Per togliere il beneficio del dubbio, però, sarà necessario dare un’altra possibilità…

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui e sul Blog.

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